Viaggiando in Sicilia

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La Sicilia in cucina. Le specialità della tradizione siciliana.

Introduzione

La Sicilia l’isola più grande del Mediterraneo, meta appetibile e vagheggiata preda per ogni popolo che le si è accostato nei secoli. E’ stata prima la terra dei Fenici e dei Greci. Divenne poi romana, e per secoli fu il granaio dell’impero. Seguirono due secoli di invasioni barbariche, poi i Greci Bizantini, gli Arabi i Normanni gli Angioini, gli Aragonesi, gli Spagnoli, i Borboni, Garibaldi e i Mille e l’Unità d’Italia.

La conseguenza di tutte queste dominazioni è una storia assolutamente unica, congiunta sì a quella del mondo europeo, ma con caratteri prettamente isolani.

Anche la cucina, ovviamente, risente di questo millenario miscuglio di razze, di tradizioni, di abitudini. I dominatori lasciarono tracce indelebili e portarono nuovi ingredienti. Basterebbe ricordare l’olivo proveniente dalla Grecia, gli agrumi, lo zucchero e le spezie degli Arabi, i prodotti del Nuovo Mondo, arrivati con gli Spagnoli, quali il pomodoro ed il peperone.

Il sole, il mare, il clima, i terreni diversi, e la siccità danno ai prodotti una inconfondibile individualità.

Nei primi anni del nostro secolo, la Sicilia attraversò un periodo di fasto mondano, dovuto in gran parte alla ricchezza e all’inventiva della famiglia Florio, che aveva stretti contatti con tutte le capitali d’Europa. Fu l’epoca dei “Gattopardi” delle splendide ville principesche e dei palazzi nobiliari che ospitarono imperatori, regine, zar e aristocratici di ogni paese.

Chiosco “Laguna Blu” da Giogio – Oasi di Vendicari San Lorenzo IX strada

La cucina internazionale vi ebbe un grande ruolo. Fu rielaborata con gran maestria da gruppi di cuochi locali, i famosi Monzù (dal francese Monsieur), allievi di quelli europei. Tutt’altra cucina era invece quella estremamente povera dei contadini, basata essenzialmente sui prodotti delle colture esistenti. Pane di grano duro, legumi secchi e verdure. Per le festività religiose, la tavola si arricchiva di piatti più elaborati con carni di animali generalmente allevati nei propri fondi.

Le due cucine avevano in comune l’amore per i dolci che concludevano trionfalmente i pasti delle grandi festività. La solennità esigeva, oltre un sapientissimo miscuglio di ingredienti e di aromi, anche una elaborata mostra di forme e colori ideati e realizzati nei numerosi conventi di monache, che dedicavano alla preparazione dei loro capolavori lo stesso impegno che mettevano nell’addobbo degli altari.

Anna Tasca Lanza

Seguirà la ricetta delle Panelle

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